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  • La donna e la casa: quale relazione?

    08/03/2019 Autore: Giuliana Proietti Fonti: Katrin Cosseta, Ragione e sentimento dell’abitare, Franco Angeli, 2000 Francesco Alberoni, Ti amo, Rizzoli, 1996 Gisella Bassanini, Tracce silenziose dell’abitare, Franco Angeli, 1991

    Se rapportiamo la donna di oggi e la moderna gestione della casa con quanto avveniva in passato, ci rendiamo facilmente conto delle trasformazioni sociali che vi sono state. Non a caso esiste la “sociologia dell’abitazione”, una branca della sociologia che studia i modi di abitare caratteristici di una determinata società. In base ai differenti modi di vivere la propria casa emergono infatti tutte le differenze culturali e sociali rispetto ai secoli scorsi: a partire dall’ubicazione topografica, dalla planimetria, dall’arredo, dall’utilizzo degli spazi.

    La casa racconta tutto dei suoi abitanti: mostra chi sono, come vivono, quali esperienze hanno fatto e quali si preparano a fare. Nella casa troviamo rappresentato il bisogno di privacy della coppia e poi della famiglia, ma anche la propensione ad utilizzare quegli stessi spazi come luogo di socializzazione e di contatto con il mondo esterno. Per capire come siano cambiate le cose, pensiamo semplicemente a questo: una volta, quando si “metteva su casa” la maggiore attenzione veniva riposta nella sistemazione della sala da pranzo, luogo dell’apparire, dove si dava sfoggio del proprio sé sociale. La cucina invece, luogo dove si esplicitava principalmente il lavoro femminile, era uno spazio piccolo e umile, lasciato tale proprio per valorizzare le altre stanze. Oggi il luogo principale della casa è invece rappresentato proprio dalla cucina, luogo “caldo” per eccellenza, che non è più solo un luogo di lavoro, che non è più un ambiente tipicamente femminile, ma è luogo di incontri informali, basati su rapporti di familiarità e di amicizia, nei quali conta più l’essere che l’apparire.

    Una volta, proprio in virtù della concezione della donna come custode del focolare domestico, l’arredo era lasciato principalmente al gusto femminile. “Per una donna innamorata costruire ed arredare la casa è un atto d’amore. Molto spesso è lei che sceglie i singoli mobili e tutti gli innumerevoli oggetti che serviranno nella loro vita futura. Li sceglie in modo che la casa piaccia al suo uomo, perché egli vi si trovi a suo agio, perché si senta bene in ogni momento della loro vita. Nella sua mente vede già dove saranno seduti per guardare insieme la televisione. Immagina la stanza con la tovaglia ricamata dove riceveranno gli amici, quale sarà il posto del marito, quale il suo”. Così inizia il capitolo “La donna e la casa” inserito nel libro “Ti amo” di Francesco Alberoni, un libro del 1997.

    Eppure oggi le cose su questo punto sembrano enormemente cambiate: da un’indagine di casa.it del 2010 sembra che la scelta dell’arredo sia ormai frutto di una lunga negoziazione con il partner (69,8%), per trovare dei compromessi fra le diverse esigenze. Tra le questioni più dibattute il colore delle pareti (19,9%), seguito dalla scelta del divano (17%), delle tende (10,9%) e dagli elettrodomestici della cucina (10,9%). Arredare la casa del resto è un atto molto importante perché riflette il nostro modo di essere. Gli oggetti di cui ci circondiamo, la moda cui aderiamo, ci permettono di diventare davvero simili a ciò che si desideriamo essere ed apparire: agli altri, ma anche a noi stessi. Secondo il filosofo Walter Benjamin, abitare significa lasciare impronte. E la donna, nella casa, è ormai una persona che lascia molte impronte, non limitandosi più a cancellare le tracce dell’abitare degli altri, senza imprimere le proprie. 
     

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